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venerdì 9 settembre 2016

Venezia Classici (Venezia73): Oci ciornie di Nikita Sergeevič Michalkov, dramma di amori perduti nel rimpianto. Suggestivo, dalle belle ambientazioni. Una delle più acclamate (a livello mondiale) interpretazioni di Marcello Mastroianni

Oggi vi voglio parlare di un film di qualche anno fa. Un film suggestivo e malinconico, che ha come protagonista uno dei nostri migliori attori italiani del 1900.
Mi riferisco a Oci ciornie di Nikita Sergeevič Michalkov.
Ecco la recensione:




 
Oci ciornie di Nikita Sergeevič Michalkov del 1987. Con Marcello Mastroianni, Innokentij Michajlovič Smoktunovskij, Marthe Keller, Elena Safonova, Silvana Mangano, Pina Cei, Vsevolod Larionov, Roberto Herlitzka, Paolo Baroni, Oleg Tabakov. (113 min. ca.)
Romano (Mastroianni) viaggia su un piroscafo. Nella sala ristorante intrattiene una conversazione con un russo che parla bene l'italiano, raccontandogli la storia del suo matrimonio con la ricca Elisa (Mangano) e del suo amore per Anna (Safonova), una giovane donna russa con gli occhi neri. 













Dramma malinconico, ispirato ai racconti di Anton Čechov, con un che di Bertolucci/Visconti/Fellini e riesce a raccontare con disinvoltura la storia di un amore che va oltre i confini (territoriali e linguistici). 
Molto importanza viene data all'incomunicabilità (parti intere sono in russo, senza sottotitoli per far vivere allo spettatore lo stesso smarrimento del protagonista). 
Belle ambientazioni, trama semplice ma coinvolgente e un cast convincente.
Marcello Mastroianni è il protagonista ideale, anche se leggermente sopra le righe (ha avuto comunque il premio a Cannes ed è stato nominato all'Oscar). Brave Marthe Keller, Elena Safonova e la nostra Silvana Mangano. 
Un film ben realizzato e ben scritto (anche se non proprio tutto funziona alla perfezione. 
Ci sono parecchi salti temporali, salvati dai lunghi flashback), suggestivo - anche per l'abbinamento musica e immagini - e mai melenso, talvolta surreale e grottesco. 
Da vedere. Consigliato. (Presentato quest'anno alla Mostra del Cinema nella sezione Venezia Classici)


Voto: ***/***1/2








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venerdì 1 aprile 2016

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) di Ettore Scola. Tragicommedia un po' datata che mette alla berlina i vizi e le cattive abitudini nostrane. Ottimo il trio di attori Mastroianni-Vitti-Giannini

Oggi vi voglio parlare di un film di molti anni fa. Un film italiano famosissimo, un cult di un grande regista scomparso da poco. Con attori fantastici.
Mi riferisco a Dramma della gelosia di Ettore Scola.
Ecco la recensione:





Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) di Ettore Scola del 1970. Con Marcello Mastroianni, Monica Vitti, Giancarlo Giannini, Manolo Zarzo, Marisa Merlini, Hercules Cortes, Fernando Sánchez Polak, Gioia Desideri, Juan Diego, Bruno Scipioni, Josefina Serratosa. Viene ricostruita, per trovare il movente di un omicidio, la storia di un triangolo amoroso. (107 min. ca.)
Roma. Adelaide Ciafrocchi (Vitti), si innamora di Oreste Nardi (Mastroianni), operaio comunista convinto (infatti si incontrano personalmente proprio alla Festa dell'Unità) e malconcio, sposato con una donna per niente affascinante e più vecchia di lui. Presto però si invaghirà anche di Nello Serafini (Giannini), un pizzaiolo toscano anche lui simpatizzante (diverrà prima amico di Oreste. È lui che ingenuamente li fa incontrare). Inizialmente non saprà scegliere tra i due, ma tra botte da orbi, litigi e la carente salute mentale e fisica di Oreste, Adelaide si sposerà con Nello. Quando lo verrà però a sapere Oreste... 




















Commedia tragicomica dai toni surreali, grotteschi e sopra le righe (à la Amore mio aiutami* di Alberto Sordi, sempre con la Vitti che si prendeva ancora più botte da orbi), che parla sì di amore e tradimenti, ma che è anche il pretesto per parlare dei vizietti coniugali degli italiani, di una società che sta perdendo i valori e maltratta tutto e tutti (la spiaggia dove amoreggiano Oreste e Adelaide è una vera e propria discarica). 
Ci riesce non del tutto, perché i temi più delicati sono solo menzionati qua e là senza un vero e proprio approfondimento, ma più che altro come una boutade. 
Interessante lo stile narrativo: la vicenda è tutta in flashback, con gli attori che talvolta guardano in camera e parlano direttamente allo spettatore, quasi come se fossero intervistati per un tg.
La regia è ottima, il montaggio con qualche effetto di dissolvenze e flou è efficace.
Gli attori sono bravissimi. La Vitti si ripete e va sul sicuro. Mastroianni imbruttito, sporco e malridotto è impagabile. Giannini fa poco ma è sempre piacevole. Marisa Merlini interpreta la sorella prostituta di Adelaide. Si ride a volte di gusto e a volte a denti stretti (famose le scene della scenata in pizzeria o quella della Vitti dallo psicchiatra della mutua che neppure la ascolta: "Perché sto così, dottore? È un turbamento psichico, un disturbo neurovegetativo, o è perché sono una mignotta?"), ma alla fine lo spettatore rimarrà male per la sorte di quei tre personaggi a cui si è affezionato. 
Non tutto funziona. Alcune cose addirittura stridono: l'italiano ruspante è funzionale ma terrificante da sentire, certe vicende sono realmente troppo caricate e demenziali e quasi si scende nel cattivo gusto (già lo stesso Oreste che manda perfino in ospedale Adelaide è avvilente, mentre allora quelle scene venivano mostrare e facevano addirittura ridere. Oggi molto meno). 
Insomma, è un film che appare un po' datato, figlio dei suoi tempi, che però in qualche momento, con una lucidità sorprendente, un cinismo, un sarcasmo senza pari, riesce, come già accennato, a mettere alla berlina il modo di vivere in Italia. 
Il finale amarissimo e triste è poi la ciliegina sulla torta. 
Non il migliore Scola, ma il suo sguardo sempre acuto e la sua vena autorale al servizio di una "finta" commedia (o dramma - per l'appunto - travestito da commedia), è comunque interessante.
 Musiche di Armando Trovajoli. 
Da vedere (anche per gli attori, in verità). Consigliato. 

*Mia recensione
Voto: **1/2/***






Scena dallo psichiatra:






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lunedì 20 ottobre 2014

I girasoli di Vittorio De sica, film minore del regista ma con una forza drammaturgica incredibile e che riunisce (per scopi commerciali, è vero) la coppia vincente Loren-Mastroianni (lei qui è bravissima). Una pellicola anomala e piena di difetti ma godibile

Oggi vorrei parlare di un film italiano di parecchi anni fa. Un film interessante per la costruzione e per gli attori ma altresì creato a tavolino per questioni commerciali. E' stato criticato e poco apprezzato ma non è tutto da buttare.
Mi riferisco a I girasoli di Vittorio De Sica.
Ecco la recensione:




 
I girasoli di Vittorio De Sica del 1970. Con Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Lyudmila Savelyeva, Anna Carena, Germano Longo. (100 min. ca.)
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Giovanna (Loren) e Antonio (Mastroianni), un militare, si conoscono e si sposano a Napoli. Tornati a casa di lui per pochi giorni, nonostante Antonio abbia cercato di fingersi pazzo e aggirare la licenza, devono farsi forza e lasciarsi: Antonio deve "offrirsi volontario" per la campagna di Russia. Gli anni passano e Giovanna non ha più notizie del marito. Dopo varie ricerche capisce che deve andare direttamente in Russia a cercarlo: lo crede vivo. E non si sbaglia. Dopo tanto girovagare scopre che Antonio non solo è vivo ma si è fatto una famiglia. Non soltanto ha sposato la donna che l'ha salvato ma con lei ha avuto anche una figlia. A questo punto Giovanna decide di ritornare a casa e sceglie di dimenticare formando anche lei una famiglia con un altro. L'ultimo incontro con l'ex marito (in realtà sono ancora sposati) sarà straziante.































Film che racconta una vicenda che poteva essere benissimo accaduta sul serio negli anni in cui è ambientato.
Da molti critici considerato poco ispirato e neorealismo al servizio di una storia creata a tavolino per scopi commerciali (e lo è, senza dubbio), è comunque un'opera complessa per la struttura, per la costruzione delle parti.
Ci sono scene paradossali (ad esempio la ragazza che trascina Antonio, solo lui fra tutti i soldati, in mezzo alla neve e se lo porta a casa) e altre forzate, ma tante altre di una forza drammaturgica lodevole (la già citata scena finale, con il temporale che, sulla porta di Giovanna, illumina il volto di Antonio. Oppure gli sguardi tra la Loren e la Savelyeva o tra lei e Antonio. E ancora il dolore sul volto della Loren quando decide di ritornare sul treno seduta stante. Forse il momento più riuscito e suggestivo non solo narrativamente (oltre le scene realistiche in stazione) ma soprattutto visivamente, è invece dato dalla panoramica sulle distese di croci sulle colline russe, con Giovanna che non si arrende e cerca il marito.
Come già detto, Sophia Loren è molto in parte, molto presa da ciò che sta recitando. Marcello Mastroianni compare relativamente poco ma la sua presenza è importante. Carina la Savelyeva.
Un film che avrà sicuramente molti difetti, lontano dagli altri capolavori con la coppia Loren-Mastroianni (fatto su misura per loro. Prodotto da Carlo Ponti, ovviamente), ma ben realizzato, ben diretto e ben recitato.
Un De Sica minore, commerciale, eppure sempre professionista.
Da vedere per curiosità. Consigliato. (La colonna sonora – che ricorda altre musiche dello stesso compositore e altri artisti - è di Henry Mancini e fu nominata agli Oscar).


Voto: ***







Il trailer:








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