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giovedì 19 gennaio 2017

#Oscar2017 #AcademyAwards2017 IN SALA - Lion - La strada verso casa di Garth Davis, film basato su una storia realmente accaduto e sulle memorie del vero protagonista Saroo. Strappalacrime, prevedibile, "acchiappa-Oscar", ma tutto sommato piacevole

Ecco, vi parlo anche di un altro film che ho visto al cinema. Un film di cui sentiremo parlare sicuramente fra poco in previsione degli Oscar. Non tanto perché meriti effettivamente dei premi consistenti, ma per la storia, per i toni utilizzati, che fanno commuovere ed empatizzare il pubblico con il protagonista.
Mi riferisco a Lion - La strada verso casa di Garth Davis.
Eccola recensione:





Lion - La strada verso casa (Lion) di Garth Davis del 2016. Con Dev Patel, Rooney Mara, Nicole Kidman, David Wenham, Sunny Pawar, Abhishek Bharate, Priyanka Bose. (129 min. ca.)
Saroo (Pawar), un bambino indiano, alla metà degli anni '80, si perde nella stazione (stava aspettando il fratello che lavorava di notte) e prende un treno diretto a Calcutta. Non riesce più a ritornare indietro né a dare indicazioni, così più tardi verrà adottato da una coppia di australiani. Dopo venticinque anni, decide di ritrovare sua madre e questo suo fratello, aiutandosi con Google Earth e avendo l'appoggio della fidanzata Lucy (Mara). 













Basato su una storia realmente accaduta (il personaggio di Lucy è invece creato appositamente per romanzare la vicenda) e sull'autobiografia La lunga strada per tornare a casa del vero Saroo Brierley, è un dramma ben realizzato, con una prima parte - una specie di introduzione lunga quaranta minuti circa - tutta in hindi (con i sottotitoli) e un protagonista, il piccolo Sunny Pawar, eccezionale e tenerissimo. 
La seconda parte, meno "documentaristica" e più melodrammatica, preme un po' troppo l'acceleratore sulla lacrima facile. Anzi, tutto sembra studiato a tavolino per questo scopo. 
Il finale poi, continua a sferrare colpi bassi plateali. 
Il cast è molto in gamba però. Oltre Sunny, anche Dev Patel, che ormai si distingue in queste pellicole dall'alto tasso glicemico ambientate in India o comunque in salsa esotica, è effettivamente perfetto nel ruolo del protagonista da grande. Rooney Mara è come sempre ineccepibile: lascia trasparire tutta l'empatia anche solo da uno sguardo. Interpretando una brava ragazza timida e sfuggente in pratica rifà se stessa. Nessuno sforzo ma va bene così. Tra lei e Patel c'è una chimica fortissima, palpabile. Nicole Kidman regala davvero un bel monologo verso la fine del film ed è sempre dentro al ruolo (prevedibilmente, dato che aveva adottato lei stessa due bambini quando era sposata con Tom Cruise). Peccato che nelle prime scene in cui compare, i suoi "problemi" col botulino siano un po' troppo evidenti. Bravi anche tutti gli altri. 
Un film tutto sommato piacevole, dagli ambienti meravigliosi, con una bella colonna sonora, dai convincenti parallelismi - creati col montaggio - tra passato e presente, ma evidentemente "acchiappa-Oscar" per i motivi di cui sopra, per la trama in sé. La storia vera non si discute, ci mancherebbe. 
Da vedere (meglio in lingua originale, ovviamente, soprattutto per i vari passaggi in cui Saroo pronuncia qualche parola in inglese sbagliando) per curiosità. Consigliato. 


Voto: *** (Sono troppo buona anch'io, forse)






Il trailer:







Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?












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lunedì 25 agosto 2014

Marigold Hotel di John Madden, film sul tema del viaggio "spirituale" che bada più alla forma e all'estetica che non alla sostanza. Pieno di stereotipi e situazioni melense, perbeniste e imbarazzanti, ha il suo solo punto forte negli attori: su tutti una meravigliosa Judi Dench. Da vedere (esclusivamente per curiosità) soltanto in lingua originale

Oggi voglio parlarvi di un film leggero che non è piaciuto a tutti e ha avuto un sacco di critiche negative. In effetti non è bellissimo ma neanche così da buttare sostanzialmente per merito degli attori. Guardato in lingua originale le interpretazioni fanno la differenza.
Mi sto riferendo a Marigold Hotel di John Madden.
Ecco la recensione:




Marigold Hotel (The Best Exotic Marigold Hotel) di John Madden del 2012. Con Judi Dench, Bill Nighy, Maggie Smith, Tom Wilkinson, Penelope Wilton, Dev Patel, Celia Imrie, Ronald Pickup, Tena Desae, Lillete Dubey. (124 min. ca.)
Un gruppo di inglesi "anziani" e delusi dalla vita si ritrova in aeroporto per andare in India e soggiornare nel pubblicizzatissimo Best Exotic Marigold Hotel. C'è la vedova Evelyn (Dench), la coppia Ainslie (Nighty e Wilton), la bambinaia in pensione razzista e snob (Smith), Graham (Wilkinson) ex Giudice gay, i due single alla ricerca di nuove emozioni (Imrie e Pickup). Ovviamente in un modo o nell'altro (con qualche perdita e sofferenza) riusciranno tutti a ottenere qualcosa. 
























Film furbissimo che nel contesto della pittoresca e suggestiva India racconta delle storie piuttosto patetiche e sotto sotto poco coraggiose e perbeniste, nelle quali conta più la forma che la sostanza. 
A partire dalla storia di Graham e del suo vecchio amore. 
Ma non è tutto da buttare. Se la sceneggiatura è banale, semplice, piena di melensaggini e la regia segue questi toni, sono gli attori a dare a conferire quella marcia in più, quel poco di qualità. 
Tutti sono in parte: meravigliosa, sensibile Judi Dench (difficile non empatizzare con lei e non volerle bene. Nella scena in cui piange la si vorrebbe abbracciare). Bill Nighy è sorprendentemente misurato e credibile in un ruolo drammatico. Maggie Smith come al solito sguazza bene nel ruolo della presuntuosa che mano a mano nasconde un animo dolce. Penelope Wilton è come sempre incantevole e sottovalutata. La Imrie è simpatica e anche gli altri fanno il loro lavoro. 
Il problema è che il buonismo urticante che in qualche momento prende il sopravvento (maggiormente nelle scene del tira e molla tra Patel e Desae) rovina tutta l'atmosfera anche riflessiva e tenera che la protagonista principale e narratrice (la Dench per l'appunto) riesce a creare. 
Un peccato, perché il tema della vecchiaia in parecchi punti pareva essere trattato con la giusta misura ma certi elementi - come la stucchevolezza - hanno spostato la linea verso il sentimentalismo facile. 
Però c'è anche da dire che certe opinioni negative di critica e pubblico sono state troppo severe soprattutto per quanto riguarda gli attori. Per forza! Ancora una volta è necessario ribadirlo e in questo caso è imperativo: deve essere visto in lingua originale, assolutamente. Non solo per ascoltare il meraviglioso accento inglese ma per non trovarsi delle voci italiane che fanno a cazzotti con i personaggi a cui sono abbinate (quella di Penelope Wilton è oscena). Finte, piatte, per non parlare dell'adattamento: certi dialoghi amari che in originale fanno sorridere tradotti sono patetici. 
Perciò io credo che sia da vedere per curiosità per potersi godere assieme questo bel cast ma alla condizione di cui sopra, altrimenti è meglio starne alla larga. 


Voto: **(1/2) (Solo per gli attori)











Il trailer:









Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?












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