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domenica 10 settembre 2017

CULT classico - Un bacio e una pistola di Robert Aldrich, noir, avvincente, con scene inquietanti e memorabili (come i suoi personaggi, a partire dal protagonista)

Oggi vi voglio parlare di un film di moltissimi anni fa. Un film noir cult diretto da un regista fantastico.
Mi riferisco a Un bacio e una pistola di Robert Aldrich.
Ecco la recensione:






Un bacio e una pistola (Kiss Me Deadly) di Robert Aldrich del 1955. Con Ralph Meeker, Albert Dekker, Paul Stewart, Juano Hernandez, Wesley Addy, Marian Carr, Maxine Cooper, Cloris Leachman, Gaby Rodgers, Nick Dennis, Jack Lambert, Jack Elam, Jerry Zinneman, Leigh Snowden, Percy Helton. (106 min. ca.)
Mike Hammer (Meeker) è un investigatore privato che si trova coinvolto suo malgrado in un affare più grande di lui quando aiuta per caso una donna, Christina (Leachman), scappata da un manicomio.
















Thriller/noir basato su un racconto di Mickey Spillane che ha influenzato più generazioni di registi (Tarantino, Lynch, Scorsese per fare tre nomi).
Tesissimo, contorto e irriverente (come il protagonista, non certo il miglior detective del mondo), è un ottimo esempio dell'uso del famoso McGuffin, quel pretesto, quella cosa o fatto che diventa perno della vicenda.
Dinamico, elettrizzante: Aldrich dimostra di sapere come gestire la trama, come muovere la macchina da presa. Anche il montaggio è perfetto e contribuisce - insieme alla colonna sonora - a creare suspense e vitalità all'opera.
Il cast è più che in parte. A cominciare da Ralph Meeker che ha il piglio e la faccia giusti. La recitazione è a tratti sopra le righe, soprattutto per quanto riguarda i personaggi di contorno, di altra nazionalità, come Nick, il carrozziere greco.
Un film in un glorioso B/N (le scene notturne sono stupende) ricco di atmosfera, spietato e, come tutti i noir che si rispettano, un po' arzigogolato e nonsense.
Finalone memorabile e vero e proprio cult (come tutta la pellicola, del resto).
Da vedere assolutamente. Consigliatissimo.


Voto: ****









Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?














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sabato 22 aprile 2017

CULT classico - Scarpette rosse di Michael Powell ed Emeric Pressburger, melodramma musicale sulla passione per il teatro (balletto e musica), tra ambizione e gelosie. Visivamente ed emotivamente di straordinario impatto. Un capolavoro insuperato

Oggi vi voglio parlare di un film di molti anni fa. Ma un vero e proprio cult e un capolavoro da rivedere. Oggi più che mai, essendo stato restaurato divinamente. Un film magico, di grande impatto visivo ed emozionale.
Mi riferisco a Scarpette rosse di Michael Powell ed Emeric Pressburger.
Ecco la recensione:





Scarpette rosse (The Red Shoes) di Michael Powell ed Emeric Pressburger del 1948. Con Anton Walbrook, Marius Goring, Moira Shearer, Robert Helpmann, Léonide Massine, Albert Basserman, Esmond Knight, Ludmilla Tchérina, Marie Rambert, Jean Short, Gordon Littmann, Austin Trevor. (135 min. ca.)
Al Covent Garden di Londra si affacciano nuovi talenti: il compositore e direttore d'orchestra Julian Craster (Goring) e la ballerina di fila Victoria "Vicky" Page (Shearer), che inizialmente paiono snobbati, ma che successivamente vengono presi sotto l'ala protettiva di Boris Lermontov (Walbrook), un impresario famoso e stimato. Quest'ultimo si invaghisce totalmente della ragazza e fa preparare un balletto intitolato "The Red Shoes" tratto da una fiaba di Hans Christian Andersen, che avrà come prima ballerina proprio Victoria, al fine di farne una stella. Lo spettacolo avrà un successo straordinario, ma di lì a poco le cose cambieranno... 


















































Melodramma musicale di fiammeggiante vitalità. 
Brillante, malinconico, in un tripudio di colori. 
Ambizione, gelosie, vita di palcoscenico, amore per il teatro e la danza in un'opera che si stenta a credere abbia quasi settant'anni per quanto appare moderna per contenuti e - sorprendentemente - per la forma, la tecnica. 
In uno sfavillante Technicolor, colpisce per creatività e forza espressiva, per le scelte registiche, l'uso delle luci (anche quelle naturali), la composizione dell'immagine, l'utilizzo assolutamente geniale del montaggio e dalle sovrimpressioni: vere e proprie trasformazioni davanti agli occhi dello spettatore che verrà coinvolto da un processo metateatrale/metacinematografico (e che musiche vengono abbinate!). 
Il tutto senza l'ausilio dei mezzi a disposizione oggi (quali la CGI, green screen, ecc....). Impressionanti allo stesso modo le combinazioni e i contrasti cromatici tra i fondali, le scenografie in generale e i costumi. 
Ma si badi bene: non è un mero esercizio di stile, c'è ben altro. Il mondo dello spettacolo viene messo alla berlina pur raccontando una sorta di triangolo amoroso ambientato in quell'universo. Tutto ciò mediante dialoghi acuti, mezze frasi qua e là e una caratterizzazione dei personaggi puntuale. 
Gli attori sono eccezionali. Tutti, a pari merito senza essere troppo sopra le righe (pur caricando l'interpretazione, rispettando i canoni di genere), bensì entrando perfettamente nel personaggio. Sembrano nati per quei ruoli. E sono totalmente al servizio dei registi che fanno di loro ciò che vogliono. 
Ritornando alla modernità di cui sopra, alcune scene esplicite di passione, di baci, di sangue, paiono audaci ancora oggi per come vengono mostrati, quindi un plauso va anche alla sceneggiatura (sempre di Powell e Pressburger). 
Così come è altrettanto geniale lo guardo in camera della protagonista verso la fine: una sorta di premonizione, che anticipa quello che avverrà il minuto successivo. 
Il finale raggiunge il culmine di quel patetismo latente che era rimasto sottotraccia fin dall'inizio (nonché l'apice della tensione). 
Un film coraggioso, visionario, poetico e magico, di enorme impatto visivo che incanta e coinvolge. Stile, eleganza, classe e perfezione. 
Ci si commuove per la troppa bellezza. 
Un vero e proprio capolavoro, un miracolo del cinema. 
Tante, tantissime pellicole gli sono debitrici e, seppur alcune siano dei veri gioielli, non si avvicinano neanche lontanamente sua alla magnificenza. 
Da vedere assolutamente (in lingua originale e nella versione restaurata). Consigliatissimo. 


Voto: *****





Il trailer:







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