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sabato 21 gennaio 2017

Alla ricerca di Dory di Andrew Stanton e Angus MacLane, sequel e spin-off di Alla ricerca di Nemo. Visivamente sbalorditivo, ha poco brio, gli eventi procedono un po' stancamente

Oggi vi voglio parlare di un film uscito pochi mesi fa al cinema. Un film di animazione targato Pixar, un sequel tanto atteso, che però delude un po' le aspettative.
Mi riferisco a Alla ricerca di Dory di Andrew Stanton e Angus MacLane.
Ecco la recensione:





Alla ricerca di Dory (Finding Dory) di Andrew Stanton, Angus MacLane del 2016. (97 min. ca.)
La pesciolina Dory, sofferente di memoria a breve termine, l'anno successivo al ritrovamento di Nemo comincia a ricordare qualcosa dei suoi genitori. Si farà dare una mano proprio da Nemo e Marlin così da arrivare in California. Si ritroverà al "Marine Life Institute" dove creerà scompiglio e finirà più volte in pericolo. 











Sequel e spin-off di Alla ricerca di Nemo del 2003, prodotto dalla Pixar e distribuito dalla Disney. 
Grafica e disegni stupefacenti, visivamente è davvero di impatto (l'acqua sembra veramente acqua: incredibile). Nonostante i continui colpi di scena, la trama non ha molto brio, gli eventi procedono stancamente. 
Il finale con parecchia azione e suspense non riesce comunque a risollevarle il tutto. 
Colpa di una sceneggiatura non ispirata o, per meglio dire, ricalcata sulla precedente. 
Niente di male, ogni cosa funziona bene, ci sono concatenazioni efficaci, momenti divertenti, tuttavia anche ripetizioni, scene riempitive. 
Diciamo pure che Dory fa tenerezza e diverte per pochi minuti, presa a piccole dosi. Tutta una pellicola dedicata a lei è stato un vero azzardo: rischia di diventare perfino un po' irritante. Rimane comunque un film piacevole, divertente, senza canzocine inutili (ma quella è caratteristica più della Disney ormai) ma puro "fan service" (peraltro, a quanto pare, anche i veri fan di Nemo sono rimasti insoddisfatti). 
Da vedere per curiosità, senza aspettarsi un capolavoro. (Concorrerà per gli Oscar?)


Voto: *** (Per la grafica devo necessariamente alzare di mezzo punto)





Il trailer:







Voi l'avete visto? Cosa ne pensate?












Chiunque volesse prendere le recensioni citi questo blog. Riproduzione riservata

martedì 12 luglio 2016

Quo vado? di Gennaro Nunziante, film commedia/comico che ironizza sui costumi degli italiani in Italia e all'estero. Niente di eclatante, ma raggiunge il suo scopo: far ridere

Oggi vi voglio parlare di un film recente. Un film italiano campione di incassi e che ha fatto parecchio parlare.
Mi riferisco a Quo vado? di Gennaro Nunziante.
Ecco la recensione:





Quo vado? di Gennaro Nunziante del 2015. Con Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Ludovica Modugno, Maurizio Micheli, Ninni Bruschetta, Paolo Pierobon, Lino Banfi, Azzurra Martino. (86 min. ca.)
Checco Zalone (Zalone) è ossessionato fin dall'infanzia dal posto fisso. Quando con i tagli provinciali eliminano il suo posto di timbratore delle licenze di caccia e pesca è combattuto se dare le dimissioni o rimanere e venire trasferito. La dottoressa Sironi (Bergamasco) pur di toglierselo dai piedi lo manda al Polo Nord ed in Norvegia, ma lì Checco fa carriera e trova anche l'amore di Valeria (Giovanardi), una ricercatrice con tre figli da tre uomini diversi. Ma la nostalgia prende il sopravvento. 







Film commedia/comico che sa prendere in giro gli stereotipi degli italiani in Italia e all'estero. 
Fa dell'ironia buttando qui e là qualche parolaccia innocua, prova ad essere politicamente scorretto ma non ci riesce mai a fondo. 
Eppure funziona, fa ridere dall'inizio alla fine, è scritto bene (da Nunziante e Zalone), le situazioni sono portare all'estremo ma non sono così tanto lontane dalla realtà in qualche caso (peccato per qualche caduta di stile qua e là con battute e scenette volgarotte). Va per paradossi e iperboli e centra il punto. 
Checco Zalone è se stesso né più né meno. Eleonora Giovanardi è carina: la sua recitazione invece è troppo calcata. Così pure quella di Sonia Bergamasco (che ha preso troppi premi e avuto troppi riconoscimenti per una parte indubbiamente simpatica ma interpretata sopra le righe, bidimensionale). Gli altri fanno la loro. 
La regia è abbastanza calibrata. Peccato che funzioni a scompartimenti stagni scena dopo scena in modo meccanico e il ritmo ne risenta. 
Simpatico l'uso delle vecchie canzoni per sottolineare alcuni momenti particolari anche se pare tutto troppo studiato, troppo finto. 
Nonostante ciò intrattiene e riesce a raggiungere lo scopo prefissato: far ridere per l'appunto. 
Giusto o sbagliato che sia stato campione d'incassi? Non il migliore cinema, eppure neanche così puerile come i cinepanettoni. Sta nel giusto mezzo. 
Da vedere. Consigliato. 


Voto: **/**1/2






Il trailer:






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